Da secoli ormai lo sfruttamento della forza dell’acqua per produrre energia è considerato un mezzo sicuro ed affidabile: basti pensare ai mulini utilizzati per macinare i cereali o per muovere segherie e telai. Gli impianti idroelettrici sfruttano l’acqua in caduta per generare energia elettrica tramite il movimento di turbine collegate ad un alternatore. Si possono individuare tre categorie di idrogeneratori: micro (potenza da 0 a 100 kW), mini (potenza da 100 kW ad 1 MW), small (potenza da 1 MW a 5 MW). Però, pur essendo basati sull’impiego di una fonte energetica rinnovabile, i grossi impianti presentano enormi problematiche di impatto ambientale. Invece, a differenza delle grandi centrali, gli impianti idroelettrici di piccola taglia, al di sotto dei 100 kW di potenza, riducono drasticamente, e spesso azzerano, i problemi di carattere ambientale favorendone quindi la diffusione e l’impiego. I piccoli impianti sono realizzabili quando sul territorio è presente una portata d’acqua, anche modesta, con un salto anche di pochi metri. Il maggiore utilizzo è nelle zone montane, dove possono servire piccole comunità, hotel, campeggi o strutture turistiche in genere. Qualora poi l’impianto è rivolto ad una singola utenza, basta collegare il sistema turbina-alternatore direttamente nell’alveo di una risorsa idrica. Gli impianti di potenza superiore ai 20kW devono essere regolarmente denunciati all’Ufficio tecnico di Finanza come Officine Elettriche, rendendo però possibile in questo modo anche il collegamento alla rete nazionale. L’idroelettrico di piccola taglia, se ben ubicato e proporzionato, è quindi economicamente competitivo sia rispetto alle altre fonti energetiche rinnovabili sia rispetto a quelle tradizionali. Numerosi poi sono i benefici legati alla realizzazione di questi impianti: producono energia elettrica vicino alle utenze (in maniera più costante dell’eolico o del fotovoltaico), sono poco ingombranti e, per la loro struttura compatta, sono relativamente semplici da trasportare anche in luoghi inaccessibili. In più, oltre a servire zone altrimenti isolate, rendono possibile una politica di distribuzione sul territorio della produzione di energia, innescando un circolo virtuoso in cui i diretti utilizzatori sfruttano la risorsa acqua in modo consapevole.